Una serie di sfortunati eventi

Recentemente è stata pubblicata la terza e ultima stagione di Una serie di sfortunati eventi sulla piattaforma Netflix, riadattamento della collana di libri scritti da Daniel Handler, noto sotto lo pseudonimo Lemony Snicket. Questa serie spicca fra i vari prodotti Netflix per originalità, essendo rivolta sia a bambini che adulti e caratterizzata da un tono cinico e umoristico. Essa infatti narra le disavventure di tre orfani, Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, alle prese con il malvagio conte Olaf, il quale, tramite numerosi sotterfugi e travestimenti, tenta di ingannare i Baudelaire per acquisire la loro cospicua eredità. L’ambientazione è bizzarra e surreale, quasi burtoniana; da una disavventura all’altra si susseguono incontri con personaggi bislacchi, alcuni ostili agli orfani, altri incapaci di aiutarli.

Nel corso della narrazione emerge l’esistenza di una società segreta di cui si comprendono le dinamiche e il collegamento con gli orfani solo negli episodi conclusivi, nonostante siano disseminati, in ogni disavventura, indizi su di essa. Sicuramente la serie emerge per complessità, non dovuta solo alla trama ma anche alle interessanti interruzioni che l’autore compie, irrompendo nel bel mezzo di una scena per fare delucidazioni sul suo triste passato, sulla ricostruzione della storia dei Baudelaire o semplicemente per chiarificare il significato di alcune parole e modi di dire, pertinenti agli eventi che in un preciso momento coinvolgono gli orfani.

La profondità del contenuto di questa serie (come nei libri) sta in forti messaggi morali, non ingenui e paternalistici, ma concreti e duri. Se la dicotomia bambini/adulti somiglia per certi aspetti a quella dickensiana, non vi è una risoluzione fiabesca a lieto fine, ne una minima fiducia in una classe o categoria sociale.

I Baudelaire, sebbene aiutati da alcuni membri della società segreta, riescono a sopravvivere principalmente grazie al loro ingegno e alla propria intelligenza. Forte è il dualismo istruzione/ ignoranza, che sembra tradursi in uomo morale/amorale, per poi evolvere in una visione più sofisticata, in cui il mondo non è affatto popolato da uomini buoni o cattivi, ma da persone buone che hanno commesso atti moralmente discutibili, e individui malvagi, resi tali proprio a causa degli errori delle prime.

Una serie di sfortunati eventi dipinge un mondo in cui le nuove generazioni, i giovani, devono lottare senza contare sulla comprensione o sull’aiuto degli adulti. Spesso Lemony Snicket critica le istituzioni come la scuola, la banca o gli ospedali. Tuttavia, fondamentalmente, l’autore si fa portavoce dell’importanza dell’istruzione, la quale permette ai giovani di diventare adulti responsabili e capaci di migliorare la realtà, spegnendo il fuoco dell’ignoranza, che minacciosamente arde e distrugge ciò che trova, spesso appiccato da individui dalla visione miopia e distorta. Per questo vi sono numerosissimi riferimenti letterari, fra cui il cognome degli orfani, che allude al poeta maledetto Charles Baudelaire, o quello del banchiere che si occupa di questi ultimi, il signor Poe, chiaro riferimento ad Edgar Allan Poe. E ancora, si potrebbe citare Beatrice, l’amata donna di Lemony Snicket, ormai defunta, alla quale l’autore dedica macabre e malinconiche dediche, dove è evidente l’allusione alla Beatrice dantesca, la donna angelo oggetto di versi e sospiri.

Le serie tv divengono sempre più sofisticate, ma sono raramente trasversali come Una serie di sfortunati eventi, che a mio giudizio non solo è adatta alla visione degli adulti, ma può essere meglio apprezzata da questi e può costituire uno specchio per guardarsi dentro e capire chi e come sono diventati i bambini che sono stati.

Fiamma Tarola

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*