LE OTTO MONTAGNE, Paolo Cognetti

C’è chi l’ha letta come una storia
tra padre e figlio, chi come
un elogio a un’intensa amicizia maschile e chi come una
esaltazione della montagna.


Tuttavia c’è dell’altro nel
romanzo vincitore del premio
Strega 2017. Le otto montagne,
scritto da Paolo Cognetti e pubblicato
per Einaudi, lascia al lettore il fardello di
un libro non scritto, intriso di dialoghi taciuti, di
pensieri incompleti o a malapena accennati.
Il romanzo “fugge” alla sua narrazione e infine
conduce il lettore davanti a molteplici interpreta-
zioni possibili. Anche i tre protagonisti del ro-
manzo, Pietro, suo padre e Bruno, sono accomu-
nati da questa voglia di evadere, di scappare per
tentare di giungere ad un punto di riferimento,
un obiettivo saldo, la strada per esprimere se
stessi. Tre uomini particolari che troveranno pa-
ce nello stesso luogo, la montagna, più precisa-
mente ai piedi del Monte Rosa nel paesino di
Graines. Pietro, la voce narrante, viene inizial-
mente descritto come un giovane di 14 anni sem-
pre vissuto a Milano, immerso nel suo mondo di
solitudine fatto di libri, sogni e avventure mai
vissute. Egli si reca ogni estate a Graines dove
conosce Bruno. Quest’ultimo è un montanaro che
non conosce la monotonia e la civilizzazione di
Milano e sotto molti aspetti è l’opposto di Pietro.
I due ragazzi diventano amici e le loro avventure
fra costruzioni abbondonate, mulini e sentieri
difficoltosi sono l’inizio della fuga dalla vita così
come era stata prima del loro incontro. La mon-
tagna di Graines è la chiave che fa conoscere l’un
l’altro, e li riconduce a scoprire se stessi, prima
come ragazzi, poi come uomini, ed infine come
amici. Anche il padre di Pietro abbondona il suo
atteggiamento silenzioso e scostante mentre sca-
la insieme al figlio e a Bruno il monte Rosa. Grai-
nes, e in generale le montagne, generano un in-
treccio indissolubile fra i tre personaggi, che ver-
rà messo a dura prova dall’inesorabile scorrere
del tempo. La montagna viene descritta con sa-
piente precisione da Cognetti, senza però utiliz-
zare termini troppo scientifici o tecnici. L’autore
mostra che la stessa lingua si piega alla necessi-
tà di dover definire una realtà propria, solo della
montagna, unica e più concreta rispetto a quella
cittadina. Il panorama è incantevole ma allo stes-
so tempo affilato, freddo, austero; esso viene pa-
ragonato alle macerie di un monumento che, in
un lontano passato, doveva essere stato maestoso.


Nella seconda parte del romanzo l’autore affiana
lo scenario di Graines a quello dell’Himalaya.
Proprio in questo punto della narrazione viene
posta la questione centrale di tutto il libro. Che
percorso porterà alla migliore versione di noi
stessi? Ovviamente non c’è una risposta valida,
ma vi sono percorsi diversi per persone diverse.
La montagna vecchia delle Alpi e quella nuova
dell’Himalaya nutrono l’amicizia tra Bruno e Pie-
tro, e sollecitano quest’ultimo a conoscere suo pa-
dre sotto una diversa prospettiva. Tuttavia le ot-
to montagne nepalesi e il monte rosa divengono
le culle dell’enorme solitudine, asocialità e silen-
zio che regnano sovrane all’interno della narra-
zione. Più importante, in questo romanzo, è quel-
lo che non si vede. Come lettori, avremo voluto
sapere qualcosa in più sulla misteriosa figura del
padre o leggere altro su Pietro e Bruno. La ten-
sione narrativa sembra non risolversi mai ma
modula in riserbo e isolamento. Lo stile di Co-
gnetti è quello delle raccolte di racconti, scarno
come quello di grandi autori americani, ricordan-
do il ritmo di Carver.
Con Le otto montagne l’autore segna una vera e
propria ‘cesura stilistica’ rispetto alla precedente
produzione pur mantenendo intatto lo spirito
narrativo dei precedenti romanzi.

Fiamma Tarola

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